La sinagoga a Praga

 

l’elenco delle vittime del nazismo

 

Nomi senza svolazzi,

sassi,

nessun canto,

nessun grido.

Qui è il greto di un immenso

fiume di silenzi,

nomi di nomi,

ma i loro corpi non giunsero a riva,

furono dissipati,

non morti,

e chi non è morto

mai morirà,

la fiamma che lo ha vinto

lo ha già riportato nel cuor

che lo tramanda.

La cenere ha ingannato il suo pontefice.

Le vittime – più  numerose degli insiemi,

degli stormi,

le ultime, rimaste in piedi

perché le si vedesse in quello stato,

più leggere di un fiato,

quasi intangibili,

ancora vive,

distolte alla carne fino all’osso

e nello spirito deserte.

Non una voce

in questo rosario di nomi che dica

c’ero una volta,

i gemiti son fermi a una domanda:

p e r c h é?

Nessuno, incenerendo un bambino,

ne farà mai una favola.

Solare, l’elenco, nell’additare

chi è stato rubato alla Vera Morte

– del suo calmo sorriso,

frugando qui e là,

non v’è traccia alcuna.

Ogni nome è il soffio

di una severa aritmetica

cui si aggiunge un tuono che percuote

e il malinconico belato

di un gregge morto di sete…

Un silenzio di bocche,

di ciotole vuote,

un cozzar di denti

di cui non è artefice inverno

o povertà

ma il gelido

cuorefurore di un tale

che si fece abisso

e dentro vi mise a tacere un popolo

di foglie che stormiva

a

è

o

i                l

om

ie

r                                   n

eao
Nomi di nomi,

e quando la loro vita si fece nulla,

sperò come l’uccellino nelle briciole,

non ci fu nemmeno la forza

per dolersi d’essere invisi.

Chi non ha più il tempo di odiare

ogni giorno è salvo.

Il cimitero ebraico

Frumento, lapidi

addossate l’una all’altra

col fervore delle buone amiche,

ricordano un gioco

di ragazzi che s’ammusano

e si scavalcano trattenendo il

respiro.

Affastellate

e come accaldate dal sussurro

dei pazienti

nel loro ultimo orto.

Ognuna di esse inaugura una sorgente

in pietra bruna e tutte

hanno il fiato dell’alba

il peso della bruma

il volto del giorno

che si consuma in poca luce.


Vito Ventrella

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