Persino per i bugiardini . . .

Persino nel caso dei bugiardini nasce grande incertezza e, se vogliamo chiamarla così, confusione e molteplicità di messaggi.
E’ esperienza comune che per quanto riguarda la posologia, ossia il modo in cui assumere la medicina (il farmaco) quel benedetto foglietto, così fastidioso da interpretare, che è il bugiardino, ti dà certe istruzioni, il farmacista, se interpellato, altre, il medico curante forse una diversa, e così ancora l’amico/a di vostra conoscenza che ha già preso una volta quel preparato.

Che succede allora, nel mondo normale? Guardate che non è un problema da poco: dalla scelta dipende certamente la vostra salute, che, per non drammatizzare con le parole, diremo che può migliorare, o restare malferma, come se nessuna medicina fosse stata presa. E allora? Vogliamo convocare in un incontro comune gli autori delle diverse modalità consigliate e tenerli lì finché non riescono ad emanare una posologia unica, in cui ognuno rinunci alle proprie particolarità?
Credo che normalmente non si procede così. Anche se con fastidio, si valutano le varie fonti, le esperienze precedenti avute con esse (il foglietto, il farmacista, il dottore, l’amico/amica) e si decide, assumendocene la responsabilità, quale voce seguire. In questa maniera si mantiene il rispetto per esse, anche se non sono medici che hanno combattuto il Covid.Sars2 in prima fila o nei loro gabinetti di ricerca o nelle Organizzazioni che conducono internazionalmente la battaglia contro la pandemia.

Da qualche tempo, invece, circola nel mondo politico, sulla stampa, nei social, la richiesta perentoria che medici e scienziati smettano di avere idee e conclusioni diverse gli uni dagli altri: si acconcino ad avere un discorso uguale e unico, senza tener conto delle convinzioni particolari e disformi che hanno maturato nel corso dei loro studi e sulla base dell’esperienza sul campo di questi ultimi due anni.
Si noti che sarebbe molto più giustificato l’ammalato di sopra, quello del bugiardino, a chiedere questo alle sue fonti di prescrizione, perché nel suo caso si tratta in concreto della sua salute, e avere un suggerimento univoco lo tranquillizzerebbe (e favorirebbe psicologicamente il successo della cura).
Da che nasce, invece questa fibrillazione degli ultimi giorni che vede accomunati speculatori politici come Salvini con giornalisti di tutto rispetto, come Sergio Rizzo sulla “Repubblica” di ieri (16/II)?
A me sembra che al fondo queste richieste nascano da un equivoco grossolano che sostituisce i compiti della politica a quelli della scienza. Il dovere-diritto degli scienziati è quello di attendere alla Verità, con tutte le differenziazioni che questo comporta; il dovere-diritto dei politici è quello di attendere al Bene comune, e il termine ‘comune’ implica anche e proprio questo: che da discorsi di necessità diversi (come quelli degli scienziati) si ricavi un messaggio univoco per i cittadini.
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di Enzo De Benedictis

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