SCIENZA E POLITICA

Scienza e politica, è ovvio, indicano attività e professioni umane radicalmente diverse, ma non per questo in tutto e per tutto contrapposte.

Tuttavia, sotto alcuni fondamentali aspetti, si può essere d’accordo che si diversificano in modo sostanziale.

Mettiamole, ad es., in confronto con la verità (con l’iniziale maiuscola o minuscola che sia); c’è nessuno che possa sostenere che un politico e uno scienziato hanno lo stesso, o solamente analogo atteggiamento verso la verità? Si potrebbe addirittura tagliare il problema alla radice e dire che si fa confusione a porre questa relazione a confronto perché verità e scienza sono sullo stesso palchetto (di una ideale libreria), mentre la politica è su di un altro, e si accompagna a uguaglianza, benessere e simili valori.

Passiamo poi ad un altro confronto: di scienza e politica verso il consenso. Certamente anche a Galileo, o a Darwin, sarebbe piaciuto che scienziati e cultura a loro contemporanea, immediatamente o anche solo qualche decina di anni dopo, si schierassero con entusiasmo sulle loro posizioni. Tutti sappiamo che così non è stato, e che ci sono voluti secoli prima che le loro teorie ottenessero il consenso universale.

La conclusione mi sembra può essere questa: che gli scienziati si devono preoccupare delle verità, tanto nelle formulazioni di una intera teoria, quanto nel singolo esperimento, o manuale d’istruzione. E che i politici invece devono avere di mira il consenso, perché è solo grazie ad esso che si conquista il potere.

Proviamo, dopo queste premesse, a chiederci quale dovrebbe essere l’atteggiamento dell’una e dell’altra verso l’unanimità, o, per dirla in termini semplici, la conformità o uguaglianza di posizioni verso un singolo problema.

Se è plausibile quello che abbiamo detto finora, lo scienziato se ne infischia dell’unanimità, perché ogni singolo scienziato ha solo un nume da venerare: la Verità, e per rispettarla deve essere pronto a dissentire anche dal collega con il quale, fianco a fianco, è unito nei congressi della disciplina comune. Quindi è una pretesa sciocca ed infondata che Astronomi, Fisici, Medici, Epidemiologi

abbiano un unico sentire e un identico linguaggio pubblico nell’esprimere le proprie conclusioni: tradirebbero la Verità, se essa li porta ad avere diverse certezze, anche se per aspetti non di primo piano.

Diverso ed opposto l’atteggiamento del politico, o del partito politico. Molto, a volte tutto gli è consentito per guadagnare il consenso dei cittadini, degli elettori. E, per quel che riguarda l’unanimità, è evidente che essa dovrebbe essere un requisito indispensabile per un partito e soprattutto per un Governo di Unità nazionale come quello Draghi, voluto da Mattarella.
Enzo De Benedictis
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