Una PIZZA di cotone?

Quando si tratta di cibo da proporre o da esporre tutti pensano di essere perdonabili. Ma io ci penserei due volte prima di mandare in giro la mia ragazza vestita con una pizza sul pancino – non è il caso che lo diciamo a Dolce&Gabbana ché l’abbiamo dispensata dall’essere aggraziata, pudica, avvolta nel decoro;chissà forse neanche alle nonne oggi verrebbe voglia di diseredare una nipote che fa mostra di una pizza che… – ma non sarà che la ragazza vorrebbe dirci che ce l’ha sullo stomaco! Magari se vai a vedere è pure bruciacchiata agli orli che così diventano amari.
È probabile. Però non può dirlo, può solo tacerlo. Si affida alla benevolenza dei guardoni, anche se rischia che qualche scimunito le si presenti con forchetta e coltello e se la ritagli come piace a lui in un angolo di una immaginaria pizzeria o su di una panchina – oh poverina, e va bene che lei in questo preciso momento sta facendo, ha fatto solo, passerella…
Non credo che a nessuno, vedendo questo vestitino… appetitoso, verrebbe voglia di mangiarlo con dentro la ragazza. Speriamo di no. Anche se in certi film abbiamo visto questo ed altro.
Ma perché questi modisti sentono il bisogno di “ridicolizzare?” queste oneste donnine?
Io mi ricordo che nei primi anni Settanta inviai un manoscritto a Feltrinelli. Lui, Giangiacomo, era ancora in vita, non era stato ancora ammazzato. La risposta mi arrivò, per strano che sia oggi che gli editori hanno le soffitte piene di manoscritti e se aspetti che ti rispondano puoi solo invecchiare o morire di Covid… ebbene la risposta fu, ehm, quella volta mi si disse che ero troppo teso a stupire il lettore. Era la ragione per cui non pubblicarono quella roba lì. E forse avevano ragione. Oggi ci sono film che fanno a pezzi lo spettatore… Che macello, al momento di andare a letto cerco i miei pezzi sparsi dappertutto…
Ora, non sono così turbato dal fatto che una ragazza, per lavorare, porti una pizza o una salsiccia sul pancino. (Meglio la pizza che la salsiccia).
Mi dispiace solo che non è una sua scelta – almeno non lo credo – è bensì una scelta della Casa di cui è soltanto una indossatrice, e in questo vedo non la condiscendenza della donna ma la “molestia” la “monelleria” della casa di moda che ha tanto seguito.
(In ogni caso le pizze non si vendono in un lanificio).

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Vito Ventrella

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