Beate scorrettezze

Il palazzo di via Antonini a Milano, l’altro ieri ha preso fuoco.
“Ci avevano detto che i pannelli del palazzo erano ignifughi, sono bruciati come burro” ha detto una condomina all’ANSA.
Il burro non brucia, si scioglie, ma va bene lo stesso. La donna è scappata dal 15/o piano da dove sarebbe partito il rogo.
“I vigili del fuoco mi hanno detto che sarebbe partito dall’altro lato del mio piano – continua la donna – dove vive un ragazzo che dovrebbe essersi messo in salvo”.

Speriamo. Ma che a Milano si lavori così male fa davvero impressione, pannelli che bruciano come burro. Non è corretta l’espressione, ma non sono stati corretti nemmeno quelli che hanno costruito e montato i pannelli per il palazzo.

Noi, ehm, ci terremmo volentieri le espressioni scorrette se queste bastassero ad assicurare che i lavori vengano fatti bene, ma pare che le scorrettezze siano ambite nei vari ambiti (buona questa cacofonia) della vita pubblica e privata, c’è chi ti monta dei pannelli burrosi, chi costruisce monopattini difettosi – ma il maggior difetto è quello di averne permesso la circolazione che seguita a mettere a repentaglio la sicurezza dei passanti sui marciapiedi.
Che dire? Meglio essere bombardati da innocenti scorrettezze che dalla presunzione dei talebani convinti di essere il Verbo in terra. Mai una volta che abbiano dubitato di aver interpretato male il Corano – che sembra un parente non molto lontano del coronavirus.

(Il titolo sarebbe più acconcio  se invece di scorrettezze trovassimo  ‘espressioni scorrette‘ in quanto le scorrettezze rimandano a delle azioni non propriamente linguistiche).


Vito Ventrella

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