Cosa leggere

A volte succede di leggere interi articoli pensando ad altro. Quando te ne accorgi e ti fermi sei indeciso se riprendere da capo. A volte non lo fai, ti dici che “se non ho letto nulla che abbia avuto la forza di arrestarmi, non è il caso che riprenda da capo”.

Ma forse è sbagliato dire “se non letto nulla”. Ci si dovrebbe dire se non ho visto nulla, dato che ci si limitava a guardare la lettura, neanche, ciò che si stava guardando erano le parole. E le parole viste non hanno avuto la forza di fermarci e farci riflettere su ciò che si stava leggendo.

La lettura fatta in questo modo è inutile, perfino disdicevole, genera un senso di colpa che va ad aggiungersi ad altri dello stesso tenore.

Tra i sensi di colpa di cui siamo spesso vittime inconsapevoli, questi sono i più blandi, si allacciano ai sensi di colpa che ci vengono per aver parlato quando non era il caso, non era nostra intenzione – ma non siamo andati a caccia di quali fossero le vere intenzioni, e se non lo abbiamo fatto sarà difficile ricordarcene in altri momenti.

Resta il fatto che ti detesti per aver parlato. Parlare o non parlare, leggere o non leggere (non c’è alcun bisogno di far finta di leggere…) sono dimensioni molto liquide, almeno così sembra, roba che si versa (non per terra) in altri discorsi interrotti e non ripresi.

Si può far finta di leggere solo in presenza di altri, con se stessi non ce n’è bisogno. Eppure si continua a “leggere”. Forse si spera di trovare degli agganci inaspettati sebbene si stia pensando ad altro. Se qualcuno chiama… Ma non chiama nessuno. Per questo è importante scegliere bene le letture.


Vito Ventrella

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