Covid in Afghanistan

Si sa nulla del Covid in Afghanistan? Le notizie a riguardo sono poche. Il paese è sconvolto da quello che sta accadendo. Si sa che nei mesi scorsi si sono dovuti curare quelli che si sono ammalati con le risorse quasi sempre messe a disposizione dai centri di assistenza di Emergency. Pochi mezzi ma funzionanti come i loro medici.
Numeri certi non ce ne sono. Ci sono stati momenti tragici a fine giugno. “I Covid hospital non hanno più posti letto, non esistono vere terapie intensive, c’è una enorme difficoltà a reperire ossigeno, solo una minima parte della popolazione è stata finora vaccinata e i combattimenti in corso in 26 provincie rendono l’approvvigionamento di materiale medico ancora più complicato» diceva un voce.

Ad oggi si parla di 152.243 casi in totale, con 7.031 morti, dall’inizio della pandemia. Su 40 milioni di abitanti. Il problema è che i tamponi, secondo Emergency, si facevano poco o nulla: «Tutta l’area rurale del Paese non ha alcuna capacità di testare nemmeno i pazienti sintomatici», spiegava un coordinatore. Negli ultimi giorni tutto si è praticamente paralizzato. Ad aggravare la situazione, la scarsissima copertura vaccinale: 1,8 milioni di dosi inoculate, appena 219mila persone interamente immunizzate, lo 0,58% della popolazione.
Sul tema non ci sono dichiarazioni ufficiali dei talebani al potere, ma organi di stampa locali hanno riportato nelle scorse settimane che gli studenti coranici avrebbero bloccato la già deludente campagna vaccinale nelle provincie orientali che controllano, è noto che i guerriglieri fossero ostili anche alle vaccinazioni che, prima dell’era Covid, venivano progettate dalla cooperazione internazionale, a partire dall’antipolio. Tra i mille problemi di una occupazione che ha sconvolto il paese, l’emergenza Covid in Afghanistan è un dramma nascosto.


Lo staff

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