Difficile avvertire la libertà se non sconfina in una punta di anarchia…

crime

Spesso, associati alla pattumiera, vedo dei mobili che altri – mi diceva un giovane africano – a casa loro, in Africa, avrebbero riutilizzato. Io dico, non soltanto a casa loro ma anche nei nostri sottoscala ovvero nel sottosuolo italiano – per esempio romano – che emerge dalle inchieste dei nostri bravi giornalisti.
Questa cosa mi è venuta in mente guardando le immagini gioiose dei russi di Crimea inneggiare a babbo Putin, cioè all’annessione della Crimea ad un impero russo che è tutto da ricostruire dopo che Gorbaciov, nell’89, se lo lasciò sfuggire di mano non prevedendo che le sue aperture all’Occidente, alle democrazie occidentali, con quel che in esse c’era di vero, di buono e di falso, avrebbe portato la Russia allo smembramento che il rivoluzionario succeduto alla guida di Gorbaciov, Eltsin, avrebbe lasciato si realizzasse.
La Crimea era un mobile antico un po’ scassato associato ai rifiuti in attesa che qualcuno se ne innamorasse e se lo riportasse a casa pensando che, restaurato, avrebbe fatto ancora una bella figura? Chissà. Il suo senso dei rifiuti poteva essere quello di una penisola o di una spiaggia abbandonata sommersa dalle alghe, non più frequentata dai grandi della letteratura (lo stesso di una bella ragazza senza pretendenti), in ogni caso, un senso del pattume che non rientrava in quello occidentale ove, per pattume, si intende quello tossico di una società opulenta tesa spasmodicamente verso il consumismo nevrotico vagabondo scialacquatore di cui la massima responsabile sarebbe l’America – che in Crimea è stata “sconfitta”, non da Putin, ma dal popolo che ha voluto prendersi questa soddisfazione.
Insomma, a noi può sembrare strano che dei bei ragazzi, delle belle ragazze ringrazino Putin per questa azione di forza che oggi (non sappiamo domani) li riporta nel seno della Madre Russia. Stiamo pensando che, poverini, rinunciano alla libertà (d’opinione, d’espressione eccetera) per abbracciare uno (Stato) che si comporta come un despota, un uomo molto pericoloso? Che Putin sia un uomo pericoloso non c’è dubbio. Ma se il popolo della Crimea avesse conosciuto realmente la democrazia, il benessere, l’abbondanza, la libertà, il pattume liberato dal consumismo non soltanto simbolico di cui sentiva parlare come del motore del benessere occidentale, difficilmente si sarebbe sbilanciata verso Putin. Sta di fatto che fino all’altro ieri era stata governata da un altro dittatore, Yanukovich, quello messo in fuga dalla rivoluzione di Kiev. Non aveva mai conosciuto né respirato una vera aria di libertà (un’arietta di cui si ha veramente sentore soltanto quando, per qualche verso, questa libertà sconfina in una punta di anarchia…)
Noi sì che sappiamo cos’è la libertà perché, nel nostro piccolo, che si colora di tinte napoletane romane siciliane ecc., siamo anche anarchici – lo siamo perché la gente che ci ha governato lo è stata prima di noi con l’avallo delle pratiche istituzionali a favore dei benestanti, lo siamo perché non ci sta bene che la libertà se la sia presa quell’esercito di direttori, di dirigenti pubblici, di governatori, consiglieri regionali, provinciali, ministeriali, televisivi, telegenici, eccetera, (per non parlare dei cortigiani del re, delle varie corti, delle varie caste, dei vari governi e governicchi collusi con le mafie politiche, commerciali, universitarie, finanziarie, bancarie).
Noi speravamo che i russi di Crimea invocassero in massa il Grande Consumismo delle società europee, quindi la simpatica Corruzione che aleggia in Italy piuttosto che quella moscovita?…
Beh, non l’hanno fatto. Sono stupidi? Forse lo faranno soltanto quando i loro figli si sentiranno degli esclusi dalle tecnologie occidentali – il che sarà difficile visto che nessuno vuole chiudere i canali commerciali con la Russia di Putin. La Cina insegna a non prendere sotto gamba i Governi dispotici. Chi immaginava, dopo l’89, il suo balzo in avanti pur restando comunista? Non si può dire che la felicità abbia piantato le tende in Occidente. E non è neanche bello sperare che altri facciano la rivoluzione a casa loro per renderci felici ideologicamente, noi che abbiamo buttato alle ortiche le ideologie e riteniamo che essere additati come ideologici sia, da un punto di vista politico, un sospetto infamante.


Vito Ventrella

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