La complessità che non si impara a scuola

La pace è bellissima ma è complicata, devi tener conto dei diritti, dei doveri, affermarli sia in te che negli altri, devi distinguere tra i colori, devi tener conto delle differenze, delle somiglianze, di ciò che è simile o verosimile. Ti devi chiedere, appena fuori di casa, se ciò che va bene per te va bene anche per gli altri, in pace puoi avere una casa grande grande grande ma non puoi occupare tutto il territorio, in guerra invece ciò è possibile, la guerra rende tutto meno complicato, valgono solo i tuoi diritti, degli altri te ne freghi, per questo le persone fisicamente forti non fanno solo sport, cercano anche di misurarsi con gli altri e di abbatterli.

La guerra è bellissima perché ti spiana la strada, una bomba e via – è bellissima per chi non sa vivere in pace, è bella per chi non riconosce la complessità della pace, non la sa vivere. Ché pensa di doversi fare in quattro per accontentare tutti, cento, mille, un milione di individui. Quando i popoli, tanto tempo fa, erano sempre in guerra tra loro, non conoscevano o forse disconoscevano la complessità, per un limite o perché incapaci di prevedere o creare un’altra realtà.

La realtà della guerra è semplice, basta riconoscere il proprio nemico che può essere una capra, un uomo, una brava massaia che fa le uova come la gallina, un contadino che difende un pezzo di terra vicino a un corso d’acqua.

Tu di qua io di là. La realtà della guerra è fatta di vuoti incolmabili. In questi vuoti accadono le cose più turpi. Di fronte alla distruzione vien da dire, “Ok siamo in guerra! Chetati”. Non è vero che si può trovare la quiete. Ma è possibile che ti accontenti di un luogo comune.

La guerra è facile e bella perché giustifica tutto, anche i più orrendi delitti che… vengono derubricati a catastrofi. In questo momento sono in guerra quei popoli, quegli uomini che non sanno governare la complessità che non si impara a scuola.


Vito Ventrella

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