La ra-gazza cattiva

 

Si misura a partire dal cinto – se è quello di una gazza il giro non può essere così largo, una gazza non ha bisogno di allontanarsi tanto per trovare fringuelli sul suo cammino, appena si mette in viaggio partono gli stridii, si muovono foglie, rami, è tutto un silenzioso armiamoci ragazzi, che è uscita. L’appostamento è inavvertibile – se è carina non può andare molto lontano, la si ferma prima che esca dal territorio…
“ Alt!”
“Che mi fate?”
“Se te ne torni sul ramo non ti facciamo niente”.
“Io resto qui sul filo, oppure…”
“Oppure?”
“Volo sul camino…”
“E ti annerisci, che scema… Se resti con noi, a forza di beccate, pardon, di leccate ti ripuliamo della vecchia fuliggine. Dopodiché puoi presentarti a pranzo laggiù in quella casina.”
“Davvero???”
“Certo!”
“E’ la verità?”
“Ci puoi scommettere”.
“Allora torno sul ramo. Ma mi promettete di pettinarmi?”
“Tutto quello che vuoi, barba capelli e sciampo…“
“Allora ci sto. Anche se so che andrà tutto diversamente…”
“Davvero, lo sai?”
“Certo. Lo stesso è capitato a mia cugina Passera.”
“Ma non siamo stati noi, vero ragazzi?”
“Noi? E quando mai ci siamo imparentati con una passera…”
“Che cretini…”
“Perché?”
“Imparentati… Non sapete trovare le parole adatte per dire che ve la siete spiumacciata per benino…”
“Be’, noi siamo cretini in un modo, tu in un altro modo…”
“Sarebbe?”
“Fingi di essere intera ma tu sei una ragazza a metà, ti manca quel non so che, quel ra che i fringuelli possiedono…”
“Non so di cosa stai parlando, io vado, e se qualcuno si permette di seguirmi gli trancio il naso, la coda, l’ala sinistra con una beccata e così mi cade… giù, e faccio un macello…”
“Che ragazza cattiva. Andiamo gente”.


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