L’agguato

SimagesCAH2S7FUi è consumato a pochi chilometri da Palagiano, vicino Taranto. Roba da film. Carla Maria Fornari è alla guida della sua Daewood Matiz. Seduto accanto a lei il compagno attuale, Cosimo Orlando con un bambino in braccio, Domenico. Il suo primo marito è stato assassinato.
Chiamarli per nome non li riporterà in vita, certo. Se mi chiedessero perché lo faccio, direi che è un modo di immergermi nel loro essere, diciamo un modo di pregare per chi non ha fede nell’aldilà. Sul sedile posteriore altri due bambini sono rimasti incolumi. Perché hanno fatto finta di morire, hanno detto. Anche questo roba da film. Lo avranno visto in qualche sceneggiato. In una di quelle stragi sul campo ordinate da militari. La vita a questo punto è un perfetto incubo.
Sono le 21,30, mancano pochi chilometri all’arrivo a Palagiano, l’auto viene speronata, deviata contro il guardrail. Maria pensa ad un incidente, che non vuol dire sognare. È realistico pensare ad un incidente. Invece è qualcosa di peggio. Una raffica di proiettili si abbatte sull’auto. Un regolamento di conti. Con chi, con lei? Si sarebbe portati a pensarlo. Lei è stata testimone in un processo che ha mandato in carcere i killer del marito che le hanno ucciso. Oppure la ragione è un’altra, ma da ricercare sempre nel lavoro non proprio pulito del suo primo e secondo compagno.
Chiusa contro il guardrail Maria tenta di fare retromarcia. La morte le ride in faccia. Ecco. Vedi lui e lei abbracciati in una foto di persone normali, lei camicia bianca sui pantaloni a pois, lui in jeans e giubbino beige. Li vedi per la prima volta, insegui qualche gesto che li affermi in te. La tenerezza con cui si tengono. Sì. Ne sono stato sfiorato. Sotto questo aspetto credo di conoscerli da tempo. La cosa più empia è perderli dopo averli appena conosciuti. Gli devi dire addio.
Sì, li devi lasciare, devi venir via di là, non c’è più niente da fare. Metti da parte il giornale, la loro tomba. Considerazioni? Penso che per i testimoni di mafia la vita in Italia è veramente dura. Tu mi mandi in prigione, io do mandato ai miei complici perché ti spengano con figli e marito. I criminali mafiosi non accettano di perdere e basta. Devono vendicarsi. La criminalità in tutte le parti del mondo è vendicativa. Da noi non lo è meno. Che si vendichi uno che ha ragione, lo si può capire. Ma che lo faccia uno che ha torto marcio e che è stato riconosciuto colpevole ti destabilizza moralmente, ti allontana dal dovere di additare l’assassino, il ladro, il corruttore, il grassatore, il traditore ecc..
Capisco quelle donne che continuano ad avere paura di coloro che hanno denunciato come stupratori, assassini. Maria innesta la retromarcia… Non avrà il tempo di tirarsi fuori. La ferocia degli assassini è glaciale, raffredda tutte le aspettative di vita che in quel momento sono ridotte al lumicino. Non c’è spazio per altro essere. Le hanno tagliato la strada, altro che incidente. Nei concetti spaziali in cui facciamo il nido e che è anche la cultura dello spazio in cui ci intersechiamo quando non viviamo blindati in qualche mezzo, la protezione è data dal rispetto della distanza, è questa il veicolo su cui viaggiamo e che ci permette di rientrare a casa incolumi. Con Maria non ha funzionato, mettiamola così.


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