L’intimo femminile

Le regole sul pudore in Italia ce le detta l’intimo femminile, ha lo stesso spessore culturale delle tovaglie sacre che tiene alla larga gli atti osceni
e si concentra tutto nell’elevazione del pulito, dell’acconcio, del finito, un po’ come un raggio di sole dopo il temporale – cioè questa capacità di aprirsi fin dove è possibile mostrare senza scivolare nell’esibizionismo – guai se una modella fosse colta nell’atto di concentrare in sé tutte le  voglie di chi guarda – sarebbe offensivo, data a linea che si effonde per gradi guadagnando Lei (e lui) alla modestia dei mezzi che non vuol dire omissione – lei è lì.

Nessuna esibizione, semmai una discesa nel quotidiano attraversato da una parola d’ordine – (il) PULITO, da gennaio a gennaio, da febbraio a dicembre. L’anno racchiuso in un intimo che non deve far notizia ma assistere la donna. Esclusa la competizione, semmai una sorta di sottoscrizione per fare di lei non un mistero tra le pieghe della biancheria, ma una immagine piena di grazia che dovrebbe tener lontano gli ansiosi, gli incapaci di sentimento.


Vito Ventrella

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