L’uomo invisibile

Siamo ad un supermercato. I clienti fanno la fila alle casse, due, due file separate da un muro di scaffali colmi di merce. I muri sono invalicabili. Ma non per le signore… Io osservo la distanza. Con aria indolente. Da una cassa all’altra c’è uno stretto passaggio. Ed è in questo che si infila un piede femminile. Oplà.
La donna trasmigra, passa da una fila all’altra, mi si piazza davanti.
“Scusi, la fila…” osservo.
“Ero prima io…” non fornisce altre spiegazioni, io non gliele chiedo, noto che gli altri in attesa come me da una fila all’altra sono trasecolati.
Mi basta che gli altri la deplorino in silenzio, sgranando gli occhi? mi chiedo. Ma sì, decido di sì. Non ho voglia di discutere con una signora che dimostra di non esserlo del tutto. Non è una tragedia. Attenderò ancora qualche minuto.

Un altro giorno, altro giro… Di nuovo la stessa situazione. Questa volta si tratta di una ragazza, abbandona di colpo la sua fila e mi si piazza davanti. Non l’ha notata nessuno tranne il sottoscritto. Questa non mi guarda neanche, non ha niente da dire. E’ nella normalità, immagino. Non sarà che do l’impressione di stare qui per gioco, a perdere del tempo che non saprei come utilizzare?

In effetti le donne sono molto brave a inscenare la fretta, vera o presunta – le donne hanno sempre qualcosa da fare, si sa… a casa, altrove, insomma decido di prendere in considerazione questo lato della faccenda. E comunque non sono molto convinto che ci si debba comportare così.

Ehi, non sarò mica invisibile…in certi momenti? Un sospetto cretino. Ha cercato di fregarmi anche un signore, ma lui mi ha guardato negli occhi e ha capito che non doveva provarci.
Dunque mi ha visto.


Vito Ventrella

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