Ma che grinta…

Donne al volante, la grinta al di là dei luoghi comuni

“Quando la grinta è anche di moda” è il titolo che pubblicizza l’immagine di un Suv-coupé, di quelli che non vedo mai sfrecciare davanti a casa perché qui l’auto non può assumere la velocità per la quale è stata disegnata e fabbricata – altre ragioni per metterla a punto non me le so immaginare: incedere come una regina tra miseri abitacoli, gattini e cani? – i quali, anche se da sbaraglio, non potrebbero competere con un’alzata d’ali del Coupé.

Per cui non resta che la notte per godere del suo lancinante richiamo che svirgola dal viale deserto e arriva intatto nella mia cuccia. La notte, per chi non poggerà mai il culo sul sedile di una simile smagliante bestia meccanica, è la porzione di giorno, di terra, di cielo in cui è possibile essere raggiunti dal bardo fiammante, dal suo grido, dal suo cacciare fuori dal suo sfintere le pestilenze che lo tendono fino a farlo scoppiare… glielo permette l’assenza di traffico che non ci si può inventare. La notte, in provincia.

Ma cosa intende il titolo ossia il suo titolare, cogliendo il momento o la forma, il disegno (del Coupé) e dicendo ‘quando la grinta è anche di moda?’ Vuol dire che, tolta questa occasione, la grinta non sarebbe più di moda? Ne sarebbe fuori?
Non mi pare ci sia il divieto di essere grintosi.
Ma sì, ehi tu, bastardo con la pistola, col randello, col fucile, giù le armi, ché se non lo sai, sei rimasto appiedato, non ti viene dietro nessuno o meglio nessuno ti caca con quella stupida grinta da tagliagole!
Giù, giù, torna a casa scendiletto!
Sarà così?


Vito Ventrella

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