Noi s’entra nelle persone per di là, dai nomi

Haibatullah Akhundzada, Abdul Ghani Baradar, nomi difficili da leggere, per noi. Ancora più difficile capire cosa pensano questi nomi. Le cronache in cui sono inseriti diventano dei luoghi in cui è facile perdersi, di sicuro si perde il sentiero per il quale si ci si è arrivati, il giornale. Questo il tramite. Non ci sono altri tramiti. I libri? Difficile aprire un libro con questi nomi che non entrano in testa. E allora…

Prima di tutto, noi siamo abituati ad entrare nelle persone attraverso i loro nomi, neanche fossero delle finestre. Un nome come Gesmundo, ci dice come e per dove entrare, Ges è una apertura, Mundo è un’altra apertura, ci avviciniamo alla persona di Gesmundo per gradi, se poi lo sentiamo nominare da altri, abbiamo fatto un altro passo nella comprensione. Ci sono nomi che ci suonano familiari anche se non siamo in nessun rapporto di parentela col nome.
Capire un nome dipende anche da come questo nome viene evocato. Siamo completamente all’oscuro dei nomi di Talebani. Siamo completamente all’oscuro di cosa pensa o dice Haibatullah Akhundzada, Abdul Ghani Baradar… Qualche giornalista lo sa, lo scrive, lo pubblica, ed eccoci nel cuore dell’Afganistan, una lettura nemmeno tanto approfondita. E come si può con quei nomi che sfuggono alla comprensione. Questi capi, sì, chiamiamoli così, sono i capi di una nazione. Noi ci chiediamo come si comporteranno dopo aver saputo che non amano troppo quelli che professano stili di vita occidentali. Ci chiediamo se dobbiamo credere a certe loro dichiarazioni di pace nei riguardi del loro stesso popolo, quello che pretendono di liberare dalla non si capisce cosa.
Davvero permetteranno alle donne di vestire, studiare, sposare chi vogliono eccetera? Molto dipende da ciò che hanno promesso all’esercito con cui sono entrati a Kabul conquistandola di fatto. Per esempio, se hanno detto ai loro militari che appena al Governo sarà ripristinata la sharia, non potranno rimangiarsi la parola se non vogliono che i loro militari li ritengano dei traditori.
E gli taglino la testa…
Diciamo.


Vito Ventrella

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