Non è la fantasia che divampa

Coloro che si sono prodigati per spegnere gli incendi in Sardegna non hanno dubbi sul fatto che siano stati procurati. Non puntano il dito contro personalità od organizzazioni criminali – sono piuttosto propensi a pensare ad una mano priva di esperienza, un tocco di ingenuità, un gioco che, da piccolo e privo di rischi, si estende ad un’area vasta con la complicità dei venti e delle altissime temperature. Ma è difficile lo stesso immaginare un bambino in ginocchio e un padre che lo spinge con una nerbata sulla suola delle scarpe per non fargli male a confessare o a dirgli chi è stato l’abominevole uomo delle nevi che sentiva così freddo da provare il desiderio di riscaldarsi alle fiamme di un bosco.

Le favole. Chissà se un ragazzo possa essere indotto a costruirne di sana pianta o a rivelarne una in particolare, la più insipida, come quella di essersi portato da casa uno zolfanello che non è più presente nemmeno nelle cucine più povere.

Resta da chiedersi se delle pietre che cadono l’una sull’altra possano, rovinando su se stesse, procurare delle scintille. Gli incidenti sono come favole, difficili da crederci, difficili da immaginare, eppure di ampia circolazione nel contesto cittadino. Sono riparative dopo che il danno, quanto più immenso, è stato fatto e in modo da non desiderare che lo stesso si abbatta nuovamente sia sulle bestie che sugli umani, piccoli e grandi.


Vito Ventrella

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