Non sono un digitale

Ho letto con un certo fastidio di Facebook che cambia nome (sesso non saprei) o che si riavvolge in un’altra fisionomia, il fastidio è dovuto al fatto che sono vecchio e da vecchi non si accettano a cuor leggero i cambiamenti di qualsiasi cosa, siano reali o immaginari – già che non ci sono mai su Facebook e quando ci vado faccio una scorpacciata di fatti e fatterelli che non mi appartengono, giacché non sono notizie di miei amici ma notizie, riflessioni, digestioni di un sacco di gente imparentata con i miei amici che sono cresciuti di numero per via del fatto che ci pensa Facebook, quasi – costui dispone, propone, suggerisce, conferma – visto che la conferma è una cliccata per chiudere, tanto si sa che non ci vedremo mai – cioè finora non è mai accaduto che una amicizia si sia fatta strada da Facebook in poi, non c’è mai stato un poi come se sapessimo che il tempo che ci è concesso con queste amicizie deve consumarsi sulla pagina di questo campione di ruffianesimo.
Dunque sarà meta. Non ho capito in che cosa sarà diverso ma sentendo parlare di virtuale mi sono immalinconito.
Ho pensato che la mia vita è stata vera reale finché ho potuto usare la mia vecchia macchina da scrivere Olivetti, dopodiché è stato un continuo scivolare verso l’irreale – che è una condizione di chi invecchia e ogni giorno si guarda indietro per attaccarsi a qualcosa prima che una alluvione virtuale lo porti via completamente dal mondo in cui crede di vivere.
Non sono un digitale, è evidente.


Vito Ventrella

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