Quei muri dove ci siamo baciati

Mentre voi dormite io vi distruggo

diceva una scritta sul muro: un ragazzino che ha fatto tardi la sera ed è tornato a casa contento come un generale che ha sottomesso una nazione, un paese o semplicemente quel muro, cioè nulla.

A me non è mai venuto in mente di esprimere tutta la mia rabbia su di un muro innocente. I muri sono sempre stati i miei compagni di gioco o di solitudine, le sole “persone” cui confidare una pena, sempre alleati con la schiena, anche ora, come stamattina… circa un’ora appoggiato al muro esterno della banca in attesa del turno – mi ci sono appoggiato con gratitudine, non ci sono che i muri a cui trasmettere ciò che ci passa lungo la colonna vertebrale, ho pensato. In quel momento era l’unico compagno con cui desideravo avere un contatto, un compagno forte e affettuoso – uno di quei muri che ti porti dietro dall’infanzia nei ricordi che ne hai e che non ti dirà mai, ehi, scostati ché ne ho piene le tasche.

No, ragazzi, non ci sono che QUEI muri a tenerci ben saldi sulla terra, senza rischiamo di scivolare in quei canali invisibili che si aprono nelle ore, nelle attese strane, spasmodiche che si impongono come se fossero delle regine, attese incomprensibili, senza una battuta, una ciarla, una sigaretta, attese che dovrebbero essere vietate come i peccati ma che non lo sono come i peccati,

I muri non sono tutti berlinesi, conoscono il caldo affetto delle ragazze che si sono lasciate baciare, lì… altro che vi distruggo…


Vito Ventrella

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