Tra un tormento e un casino

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Vedere non è reato, guardare sì? Se guardi per accertarti che la persona è uomo o donna, se ha qualcosa di insolito nel viso o addosso, se la conosci o meno, se esce da dove di solito le persone escono, guardare se sono rassicuranti o meno.

Ci sono tante ragioni per cui si guarda una persona.  Ma non puoi tenerle gli occhi addosso più di qualche secondo. Se lo fai potresti sentirti dire, e acchiaminde ancora, cioè mi stai guardando ancora, col tono di chi ti sta accusando di essere fin troppo indiscreto. E per questo motivo potrebbe arrivarti anche un pugno in un occhio.

E questo è un modo per uccidere ciò che non è stato detto, non è stato provato, non è stato spiegato, non si è avuto il tempo di farlo. E uno che sul social dice vengo a trovarti e ti uccido, fatto vero, diffuso da un giornale, ti uccido, per qualcosa che l’altro ha detto.  Come stupirsi che in questo clima non si trovi un bambino, Gioele.

Almeno si trovi lui, ci si dice, visto che non potremo più avere sua madre. NOI? I parenti. Ma esiste questa partecipazione agli eventi? Esiste nella maniera in cui è possibile, tra un boccone e l’altro, una passeggiata e un riposino, un tormento e un casino.

Vito Ventrella

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