Un altro cuore

Le scene, le acque, le masse d’acqua che ho visto in televisione a proposito di Catania, per un attimo mi hanno destabilizzato – ovvero non ero più sicuro che da noi non sarebbe successo. E a me cosa aveva dato prima d’ora questa sicurezza? Il semplice fatto che non era mai accaduto. E perché adesso temevo che potesse accadere? Catania non era Bari o Modugno. Il perché è presto detto: in questo periodo ci siamo convinti che possa accadere di tutto, cioè il peggio, non perché lo dica una bambina, Greta, ma perché notiamo qualcosa che non avevamo mai visto all’opera: l’eccesso.

L’eccesso dei temporali, delle acque è stato preceduto dall’eccesso di morti che ogni giorno si sono infilati nelle nostre orecchie – arrivando alla mente, al cuore. Nel cuore si discute delle disgrazie, non ci sono altri posti, la mente le evita, e se proprio non può invoca la fine per sé e per il mondo, l’unico modo per farsi mettere da parte, ovvero prendere parte alla fine.

E aspettarla senza pensarci. E questo è il modo di non salvare nessuno. È il modo di chi non ha figli, non ne è innamorato e non si sta arrovellando per trovargli un’altra casa nel futuro, un altro cuore.


Vito Ventrella

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