Vasìlij Ròzanov, FOGLIE CADUTE

vasili Beppe Ottone

Di Ròzanov (1856-1919)

“Cos’era quella spina che io sentivo di continuo nel cuore? E da cui, in sostanza, sono usciti tutti i miei scritti? Era il mio peccato. Attraverso il peccato ho conosciuto l’universo e attraverso il rimorso ho comunicato con ogni essere nel creato.: p.85

In realtà, sono nato vagabondo per fare il predicatore vagabondo. Come ce n’era in Giudea, quando ‘tutta una strada si metteva a profetare’. Sì, io sono uno di loro, un uomo di strada medio, ‘profeta’ (senza una missione speciale, ad esempio quella di sconvolgere il destino d’un popolo). Il mio ‘dono profetico’ non riguarda i russi, non appartiene alla storia della nostra gente, ma è un fatto che concerne soltanto me (senza significato, né influenza sociali), una mia circostanza domestica. Semplicemente, un capitolo della mia biografia.; p.107

Traverse divelte. Frantumi. Sabbia. Pietre. Fosse di scolo. – Cos’è, Si ripara il fondo stradale? – No, sono ‘Le Opere di Ròzanov’. E il tranvai scorre baldanzoso sulle rotaie di ferro. (sulla Prospettiva Nevskij, in riparazione): p.134

Uno scrittore deve sopprimere in se stesso lo scrittore (‘i diritti d’autore’, la letterarietà). Solo dopo aver raggiunto questo vertice, diventerà veramente tale. Anziché ‘produrre’, avrà ‘composto’.: p.192

Era così pieno d’abnegazione che non conviveva con la propria moglie. Convivevano altri. Prima il segretario, quindi il figlio d’un amico. Infine chiunque capitasse. Lui, marito, piangeva.: p.204

Sono le idee tenere a sopravvivere ai concetti di ferro. Le rotaie andranno in pezzi. Le macchine saranno infrante. Ma il fatto che un uomo ’si metta a piangere’ alla semplice minaccia d’una ‘separazione eterna’ non potrà essere soppresso, non s’esaurirà mai. Credete nelle idee tenere, o gente. Buttate via il ferro, non è che una ragnatela. Il vero ferro è fatto di lacrime, di sospiri e d’angoscia. L’autentico, che non sarà mai distrutto; il solo che sia stato temprato. Vivetene.: p.210

C’è come una contrazione spasmodica nel mio modo di pensare. Non ho mai cercato d’intuire o d’indagare, di scrutare o di ragionare. Queste più che ordinarie facoltà esulano in assoluto dal mio essere. Ma, d’improvviso, sono ‘colpito’ da qualcosa. Da un’idea o da un oggetto. Oppure, ‘ecco, una luce sfolgora laggiù’. La ’sorpresa’ mi fa spalancare gli occhi e comincio a guardare quell’idea, quell’oggetto. Li guardo per anni. Sì, il più delle volte, per anni intieri. E nei miei confronti cose, pensieri, operano una specie d’incantesimo. Non erro dicendo che ho trascorso la vita in un’atmosfera stregata. Vita sommamente felice e sommamente triste.: p.233

Tolstòj non era un individuo o un’anima religiosa più di quanto lo fosse Gogol. Entrambi avevano un sacrosanto terrore della religione. Il panico del buio, dell’invisibile, dell’altro.: p.258

Non sono affatto le università, sono le buone, vecchie balie analfabete che hanno educato il russo autentico.: p.283

Come mi compiaccio d’aver fatto le più belle dormite della mia vita sui banchi universitari. Durante le lezioni, tutt’al più mi frugavo il naso, agli esami rispondevo sulle ‘dispense’. Che il diavolo se la porti, benedetta università.: p.284

Sento una specie di feticismo per le quisquilie. Sono i miei ‘idoli’. Il ’grandioso’ mi è sempre stato estraneo. Non l’ho mai amato, né rispettato.: p.307

Amare significa che ’non posso esistere senza di te’, che ‘sento pena, privo di te’; dappertutto tedio, dove tu non sei. E’una presa dall’esterno, ma quanto mai precisa. L’amore non è affatto un fuoco (come spesso lo definiscono), ma è l’aria. Se manca l’aria, manca il respiro. Con l’amore, ’si respira leggeri’. ecco tutto.: p.326”

rozanovVasìlij Ròzanov, FOGLIE CADUTE, a c. di Alberto Pescetto, Milano, Adelphi, 1976, pp.1-490

p.3 SOLITARIA
p.117 PRIMA CESTA
p.317 UNA COSA MORTALE
p.357 Indice dei nomi propri
p.409 Angelo Maria Ripellino, ‘Ròzanov: ricognizione del suo sottosuolo’


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